La bisaccia.


Tessuta all’arcaico telaio e finemente ricamata quella per i cortei nuziali o di tela ruvida e resistente quella per uso quotidiano, essa è ancora ben viva nella memoria degli ultimi esponenti della cultura agro-pastorale tipica del nostro territorio.

La si vedeva infatti sul dorso dei cavalli e, debitamente ridotta, degli asini. E perfino a spalla del contadino e del pastore. Era una sorta di borsone da viaggio, adottata sin dall’immemorabile e adatta a contenere ogni tipo di mercanzia, ricavata in prevalenza dal lavoro della terra: pane, formaggio, la “zucchitta” del vino, frutta, uova, grano. Non era raro vedervi far capolino da una sua tasca-“lu chìrriu”- un agnellino o un capretto. Quel tipo di bèltula, ora, non può che esser un pezzo da museo.

La nostra, la BELTULA, è invece quella del terzo millennio. Essa è - o vorremmo che risultasse - un capiente contenitore dove trovi adeguato spazio un po’ di tutto ciò che è legato alla storia, alla cultura, alle tradizioni della nostra Gallura: vecchie immagini, scene di vita, avvenimenti, usi e costumi, proverbi, “canzoni, muttetti, e abbisa abbisa”, poesie, racconti e fiabe. Ed altro ancora, purchè in tema.

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