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BERNARDO DE MURO

BERNARDO   DE MURO

(Tempio 1881 – Roma  1955)

 

di  Erennio  Pedroni

 

 

DIO L’AVEVA CREATO

 PER FAR SENTIRE IN

 TERRA IL CANTO

DEGLI ANGELI”

                                                

 

IL PERIODO TEMPIESE

 

          Il 6 gennaio 1881, a Tempio Pausania, Demuro Antonio Maria e Demuro Giovanna Maria contraggono matrimonio.

 Lo sposo, Demuro Antonio Maria classe 1857,  risiede a Tempio ma è nato in comune di Oschiri, è figlio di Demuro Francesco nativo di Oschiri e di Demuro Maddalena nativa di Berchidda.

La sposa, Demuro Giovanna Maria classe 1859, nata e residente a Tempio, è figlia di Demuro Giuseppe Antonio e di Maria Columbano entrambi tempiesi.

Gli sposini vanno a vivere in una casa situata nel rione del Pilare, uno dei tanti quartieri in cui è divisa la città di Tempio e qui, nel tardo pomeriggio di giovedì 3 novembre 1881, nasce BERNARDINO DEMURO.

Il 5 novembre BERNARDINO, nella cattedrale di San Pietro Apostolo di Tempio, riceve il sacramento del battesimo.

Lunedì 7 novembre 1881 anche l’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Tempio registra la nascita di  BERNARDINO DEMURO.

E’ fuori dubbio che il personaggio conosciuto col nome di Bernardo De Muro, dal punto di vista legale  si chiama BERNARDINO DEMURO, però lui ha sempre usato Bernardo De Muro non solo come nome d’arte ma anche nei documenti (passaporti, lasciapassare, porto d’arma): è evidente che nella prima metà del 900 non si prestavano tante attenzioni a queste piccole differenze che oggigiorno sono impensabili.

Bernardo è dunque il primogenito dei coniugi Antonio o Antonio Maria Demuro (1857-1927) e Giovanna Maria Demuro (1859-1943) la cui famiglia sarà allietata dalla nascita altri sette figli :  Antonicca (detta Antonietta), Francesco ( detto Ciccino), Maddalena (detta Dina), Giuseppe, Mario, Maria e  Ottavia.

Bernardo nasce nel rione del Pilare ma la ricerca di documenti indicanti l’esatta localizzazione della casa in cui è venuto alla luce è stata, sinora, infruttuosa. Qualche biografo indica la casa situata all’angolo tra Via Nino di Gallura e Via Oristano.

Ho trovato testimonianze orali secondo le quali la casa natale era ubicata nella parte alta di Via Altea, l’ottocentesca via dei Sellai; siamo sempre nel rione del Pilare, i due luoghi distano tra loro meno di 100 metri. Nella biografia su De Muro scritta da di Franco Fresi s’indica Via Oristano  come luogo di nascita e Via Altea come luogo in cui si trasferì da fanciullo ed essendo questa una testimonianza rilasciata da familiari del Demuro è l’indicazione più attendibile, comunque è accertato che  De Muro è nato all’interno dell’abitato di Tempio.

Tra 1891-1892 inizia a manifestarsi in lui la passione per lo spettacolo e, anche se per gioco, forma con gli amichetti una compagnia teatrale dove riserva per se i ruoli fondamentali.

Nel 1895 si rende conto che la scuola frequentata a Tempio non è adatta a lui, decide di lasciar perdere e medita di intraprendere un’attività lavorativa.

Nel 1896 è assunto come apprendista, senza paga, in una fabbrica di sughero, l’anno dopo finalmente inizia a guadagnare qualche spicciolo in quanto acquisisce la qualifica d’operaio quadrettaio. Passe un altro anno ed il padre Antonio Maria apre una fabbrichetta di sughero ed assume subito Bernardo che oltre a fare il quadrettaio si specializza nella creazione di lavori in sughero (quelli che oggi chiamiamo col francesismo souvenir); il sughero è l’ultima attività in ordine temporale che richiama l’attenzione di tanti tempiesi ed anche Antonio Maria Demuro ne è attratto con la prospettiva di guadagni cospicui e certi.

La fabbrica è la sua prima palestra di canto e, infatti, lui stesso scrive che mentre lavora canta anche a sfida con altri operai canterini come lui. La seconda palestra è la strada, giovincello insieme a suo cugino Giuseppe Antonio Demuro ed agli amici Giovannantonio Cossu, Stefano Bulciolu, Stefano Ninaldeddu, Erminio Mundula, Giuseppe Pischedda e Antonio Manconi formano un’orchestrina che anima le serate tempiesi con serenate e rappresentazioni fatte, come detto, nelle strade ma anche nei caffè tra i quali il Baffigo in Via Roma.

Ai primi del novecento Tempio non ha un vero e proprio teatro, comunque ci sono dei locali dove vengono allestiti spettacoli di vario genere ed è per questo motivo che viene inclusa nei circuiti di compagnie teatrali.

E’ proprio una di queste compagnie di operette a dare una svolta alla vita del ventenne Bernardo De Muro.  Infatti, come lui stesso racconta, nel 1901 giunge a Tempio un gruppo di artisti reduci da una tournée sarda del tutto deludente dal punto di vista dei guadagni, tanto che non hanno neanche i soldi per acquistare i biglietti per rientrare nella penisola. Suo cugino, Giuseppe Antonio Demuro, per aiutare questi artisti in bassa fortuna, organizza una serata di beneficenza dove si rappresenta la romanza LA CONTESSA DI ROCCA D’ORO, un’operetta scritta dallo stesso Giuseppe Antonio. Bernardo canta in maniera divina incantando non solo la gremitissima platea del teatrino, ma anche gli stessi artisti della sfortunata compagnia che gli dicono chiaramente che con quella voce può fare molta strada e gli consigliano di fare “un salto in continente” per far sentire la sua voce a qualche esperto.

Bernardo capisce che gli elogi profusi dagli artisti della compagnia teatrale non sono solo il ringraziamento dovuto ad un benefattore, c’è dell’altro. Da tempo aveva compreso che la sua voce era diversa, tante volte nei suoi sogni di ragazzo aveva desiderato di fare del canto l’attività principale della sua vita, ma al risveglio la realtà era diversa, era quella di una piccola città con l’aria impregnata dall’odore del sughero e dello sterco; il primo odore significava il timido tentativo di emancipazione che, in questa zona della Sardegna, passava proprio attraverso il sughero, il secondo odore era ancora quello tipico dei paesi ad economia agricola con condizioni socio-sanitarie precarie: insomma, le condizioni sociali erano ancora inadatte a valorizzare l’eventuali potenzialità artistiche dei suoi abitanti.

C’erano poi i genitori contrari a salti nel buio che gli avranno quasi certamente detto «Sei un ottimo quadrettaio. Un giorno, quando sarai più grande, diventerai tu stesso imprenditore ed il sugherificio ti garantirà un futuro tranquillo ed agiato. Lavora e lascia perdere coloro che ti danno consigli scriteriati» e certamente dicevano questo reprimendo nel profondo del loro intimo la gioia provata nel sentire il loro figlio cantare.

Ma le cose stanno cambiando, da quella sera di quel freddo gennaio del 1901 l’idea di fare quel “salto in continente” va ogni giorno di più impossessandosi di lui. Non sono degli inesperti quelli che lo consigliano a tentare col canto ma, bensì, il soprano ed il baritono di una compagnia teatrale continentale, degli artisti che seppure sfortunati e squattrinati senza dubbio hanno l’orecchio allenato. C’è poi anche il coetaneo, nonché amico, Gavino Gabriel (1881-1980), che già si occupa di musica. Anche lui ad ogni incontro lo spinge a provare, per non parlare poi dei  vari De Martis, Stazza, Lay, Corda , Azzena e Pintus, tutti tempiesi che viaggiano ed hanno l’opportunità di sentire, nei grandi teatri di Sassari, Cagliari ed anche del continente, qualche valido artista, anche loro lo esortano a partire.

Seguire i saggi consigli dei genitori o seguire il suo istinto che gli dice di andare ed almeno provare? Bernardo riflette a lungo sul da farsi, ci riflette per circa un anno e mezzo.

Una sera d’agosto del 1902 con solo 100 lire, sottratte al padre - come lui stesso afferma in una intervista - che si era appisolato all’ombra di un albero nella vigna per il riposino pomeridiano, con la scusa di recarsi a Terranova Pausania per il matrimonio di un amico, Bernardo parte, varca il Tirreno e va a Roma.

Il signor Bagagli, commerciante romano al quale il padre forniva turaccioli, gli da un importante aiuto in questo primo breve periodo romano, nel corso del quale fa varie audizioni ed un esperto, il maestro Antonio Cotogni (Roma 1831-Roma 1918), grandissimo baritono della seconda metà dell’ottocento, gli fa capire che quella voce è senz’altro interessante ma ha bisogno di essere “curata” e gli dà l’indicazione giusta: quella di sottoporsi ad un esame per accedere all’Accademia Santa Cecilia dove poter studiare e perfezionarsi.

                                                                                                                      (Continua)

 

 

FOTO: Una delle più belle cartoline di Tempio mostrante un tratto di Via Roma ai primi del 900’.

Notare la firma di Rodolfo Lay,  il farmacista datore di lavoro di De Muro. 

(Proprietà dell’autore)